sabato 19 marzo 2016

Depressione post parto - mai lasciare sola la mamma

Ogni anno ne soffrono quasi 90mila neomamme, ma solo la metà chiede aiuto. Eppure questo disturbo può essere prevenuto e curato. Ecco cosa fare alla manifestazione dei primi segnali


Viene definita “la malattia del silenzio”, tanto è forte il senso di vergogna, colpa e inadeguatezza di chi ne soffre in un momento in cui invece dovrebbe sentirsi felice ma non lo è. Eppure, colpisce molte neomamme, anche il 15 per cento delle donne che hanno partorito. Un fenomeno diffuso e molto delicato, quindi, ma ancora troppo poco conosciuto.
Oltre la semplice tristezza
Una leggera tristezza dopo il parto è normale e sembra interessare quasi l’85 per cento delle neomamme. Si parla in questo caso di maternity blues o baby-blues, per indicare quel disturbo che si presenta subito dopo la nascita del bimbo, per cause ormonali, e dura in genere una-due settimane. Per depressione si intende invece qualcosa di più forte. È uno stato che dura a lungo, con ansia, paura e panico che si manifestano più volte nel corso della giornata, mancanza di piacere e interesse nelle abituali attività fino alla sensazione di poter far del male a se stesse e al bambino.
Servono gli specialisti
Quando la depressione è marcata, è importante affrontarla in ambito medico. Le cure sono differenti a seconda del tipo e della serietà dei sintomi. Possono consistere in colloqui, psicoterapia e partecipazione a terapie di gruppo con donne che hanno gli stessi problemi oppure assunzione di ansiolitici e antidepressivi, che sono cure ormai sicure se assunte sotto controllo medico.


Non tutte si fanno aiutare
Le forme individuate e curate sono però meno del 50 per cento. Il problema è intercettarne la restante metà. E non è facile, perché ancora oggi se ne parla poco e chi ne è colpito si sente in colpa e tende a nascondere il problema. Basti pensare che da un’indagine di Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, la depressione è un disturbo più temuto del cancro al seno. Ovvio che la mamma tenda a evitare di ammettere di soffrirne.
Non lasciare sola la donna
La neomamma viene spesso dimessa dall’ospedale dopo due-tre giorni dal parto e rivista dopo 40 giorni, senza che nessuno nel frattempo se ne occupi. Per molti esperti, è questo il vero punto debole della depressione post parto. Le donne sono spesso poco informate sulla possibilità di sviluppare sintomi di depressione e anche quelle a rischio, perché magari hanno già sofferto di problemi in gravidanza, vengono lasciate sole a gestire tutti i problemi della maternità. Per questo da una parte sarebbe importante potenziare servizi, come i consultori, che seguano le donne che hanno appena partorito, dall’altra informare il più possibile le neomamme che ai primi sintomi è bene chiedere aiuto a chi si sente più vicino: altre mamme, il medico di famiglia, il ginecologo o il pediatra.
Un sito per saperne di più
Internet è piena di siti e forum dedicati alla depressione post parto. Esiste però anche un sito ufficiale. www.depressionepostparto.it realizzato da Onda, Osservatorio nazionale sulla salute nato con il patrocinio del Ministero della salute, della Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia, e della Sip, Società italiana di pediatria. Vi si trovano indicazioni chiare e precise di centri e associazioni specializzati per questo problema, suddivise regione per regione, forum dove poter parlare con altre mamme nella stessa situazione, posta di esperti in grado di rispondere alle domande, informazioni e approfondimenti.
  • risponde il ginecologo Dottor Giorgio Vittori, past president Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia “mamme depresse, mai sole per legge”
È vero che lei ha proposto per le mamme gravemente depresse l’istituzione di un apposito Tso (Trattamento sanitario obbligatorio)?
Certo, questo è l’unico modo esistente in Italia per evitare gli infanticidi. Ogni anno ci sono ancora troppi bambini uccisi dalle proprie madri perché depresse. Aiutando le donne a rischio, si potrebbero salvare questi neonati. Ma la proposta non è stata capita e ha suscitato inutili polemiche.
Ci spieghi allora bene che cosa intende
Su circa il 10% delle donne che hanno depressione post parto, c’è un 1% che ha la depressione post parto grave;: parliamo di 500 pazienti sui 550mila parti all’anno. Si tratta di pochi casi, anche dal punto di vista organizzativo. La prima azione è quindi sensibilizzare i ginecologi a riconoscere le donne a rischio. In un’indagine nazionale fatta dalla Sigo tra i propri membri è risultato che i ginecologi stessi chiedono corsi e approfondimenti su questa tematica.
E una volta individuate le persone a rischio?
Qui sta il punto. Ora come ora non avviene nulla. Si pensi alla mamma di Passo Corese (Rieti) che nonostante avesso chiesto aiuto e fosse stata presa in carico dal Servizio sanitario nazionale, è stata lasciata sola e ha buttato il suo bambino dalla finestra. Io non vorrei essere nei panni di questa donna oggi. Per questo dico di non lasciare sole le donne a rischio.
In che modo?
L’unico strumento a disposizione oggi è il trattamento sanitario obbligatorio, anche extraospedaliero. Quindi, affiancare la donna da personale adeguatamente preparato, preferibilmente a casa sua, in modo che sia aiutata ad acquistare fiducia in se stessa e a superare il momento di difficoltà.
Ciò vale per tutte le donne con depressione grave?
Quando identifico un soggetto a rischio, gli mando un’assistente sociale o un’ostetrica specificatamente preparata che la va a trovare nei giorni successivi al parto, se poi va tutto bene non occorre andare oltre, se c’è invece qualcosa che non va si può intervenire subito. È quello che succede normalmente all’estero.
Mi può fare un esempio?
In Gran Bretagna le neomamme a rischio, identificate da appositi test, vengono spostate temporaneamente in apposite case dove possono essere seguite con il loro bambino. Anche da noi in passato succedeva così, la famiglia allargata o la comunità se ne prendeva carico e c’era sempre una donna che affiancava la neomamma depressa in modo da non lasciarla mai sola.
  • risponde lo psichiatra Professor Claudio Mencacci, Direttore del dipartimento di neuroscienze AO e del Centro Psiche Donna Fatebenefratelli Oftalmico Melloni di Milano
“prevenzione già dalla gravidanza”
Lei è responsabile di un centro pubblico nato per aiutare le donne con depressione. Che cosa si può fare per aiutarle?
Innanzitutto occorre ampliare il campo di osservazione e, infatti, si parla sempre più spesso di depressione perinatale, quindi dalla gravidanza fino ai 12 mesi dopo il parto. È importante quindi individuare già dal periodo precedente la nascita le donne a rischio. Ansia e depressione in gravidanza, infatti, oltre a favorire la comparsa del problema nel dopo parto, danno tutta una serie di problemi anche al feto, come un ritardo di sviluppo del sistema nervoso.
Chi è più a rischio in gravidanza?
Chi ha già avuto una storia di disturbi psichiatrici o una famigliarità di disturbi psichiatrici, chi ha avuto eventi stressanti come lutti, malattie, violenza, precedenti aborti, e poi aspetti biologici, cioè chi ha una vulnerabilità ormonale, come donne che soffrono di forti sindromi premestruali, quindi prima della mestruazioni, chi soffre di disturbi tiroidei o diabete. E poi, con un peso minore, chi fa uso di alcol e stupefacenti, una gravidanza non desiderata e assenza di supporti famigliari.
E quali sono i fattori di rischio nel dopo parto?
Ovviamente gli stessi della gravidanza, dalla famigliarità ai problemi della tiroide, con qualcosa in più: la giovane età, complicazioni ostetriche, neonato prematuro, gravidanze ravvicinate, lungo tempo di concepimento, pratiche di fertilità ed è allo studio anche il parto cesareo, che potrebbe diventare un fattore di rischio.
Identificata la persona a rischio, che cosa si può fare?
Tantissimo. Innanzitutto se si riesce a seguire la donna fin dalla gravidanza è più facile evitare la depressione post parto. Poi esistono tanti strumenti, da quelli di supporto, come le psicoterapie, anche di gruppo e le tecniche di rilassamento, ai farmaci da usare sia in gravidanza sia nel dopo parto.
Ma i farmaci non interferiscono con lo sviluppo del feto e l’allattamento?
Ora non più, perché sono molto sicuri. Bisogna solo saperli usare e si può proseguire tranquillamente la gestazione e allattare. La depressione o l’ansia non curata sono molto più tossici dell’utilizzo dei farmaci.