martedì 25 ottobre 2016

Testimonianza di Francesca

ecco una nuova testimonianza tratto dal libro prossimamente in uscita..
storie di rinascita e vittoria di queste mamme che hanno saputo fare della propria sofferenza il loro punto di forza..
a te cara amica, mamma meravigliosa che tu possa nella vita non chiederti più..MATERNTA' RUBATA


************** Testimonianza di FRANCESCA ******************
L'immagine può contenere: oceano, cielo, nuvola, crepuscolo, spazio all'aperto, natura e acqua

Quando è nato mio figlio, che ora ha 14 mesi, la mia vita è cambiata per sempre: sono diventata madre, una cosa che desideravo con tutta me stessa, ma allo stesso tempo ho sperimentato una delle malattie più devastanti che una donna possa provare, che ti porta a rifiutare tuo figlio e a perdere la tua identità di donna e di madre.
Appena sposati, abbiamo subito a provarci e dopo alcuni mesi (per me interminabili e tristissimi, pensavo che non avrei mai avuto un figlio), finalmente ad aprile sono rimasta incinta.
Per paura e scaramanzia, ho deciso di non dire che ero incinta a nessuno, nemmeno a mio fratello. Che senso aveva dirlo, se tanto avrei perso il bambino? Io all’epoca pensavo solamente a questo.
L’ossessione di poter abortire era così radicata in me che ho iniziato a sviluppare molti DOC (disturbi ossessivi compulsivi): se non prego un certo numero di volte, perdo il bambino; se non sistemo casa in un certo modo, perdo il bambino; se dico parolacce, perdo il bambino. La mia mente era davvero traumatizzata e per proteggersi aveva cercato di mandarmi questi segnali. Una brava psicologa che mi ha preso in cura dopo la depressione mi ha detto infatti che quando qualcosa non va, la mente cerca di farsi sentire e mandarci dei segnali (nel mio caso i DOC), per fermarci, per chiederci di fare qualcosa. Ma chi ne è dentro, da solo, putroppo non può capirlo.
E poi, finalmente, una bella nottate di gennaio sono iniziate le doglie e ho partorito mio figlio. Ricordo quando è nato come fosse adesso: non ho sentito nulla di nulla. Avevo partorito e non dovevo più stare in ansia per la salute di mio figlio. Era nato vivo e vegeto e sano: missione compiuta.

Ad appena due ore dal parto, ho capito che qualcosa non andava. La felicità davvero non arrivava, anzi: continuavo a sentirmi in ansia. Non avevo mai pensato che sarei diventata madre e quando ho avuto il mio piccolo tra le braccia, mi sono accorta che non sapevo che farci (oddio se piange, oddio non mi viene il latte, oddio come posso stargli dietro).
Il giorno in cui siamo tornati a casa dall’ospedale, ho pianto in macchina. Ero terrorizzata da quello che mi aspettava. Come avrei fatto a prendermi cura di un bimbo, mentre ero stanca, demotivata, disperata?
Ho iniziato a collezionare DOC assurdi: lavavo i biberon solo in un certo modo, sciacquandoli mentre un certo numero di volte, altrimenti chissà che poteva succedere al piccolo
Quando ho raccontato la mia storia alla psichiatra, lei ha deciso che il ricovero era l’unica via. 
Il ricovero, invece, è stato l’inizio della mia rinascita. Grazie ai farmaci e alla psicoterapia a cui sono stata sottoposta per due settimane, ho iniziato ad accettarmi come madre, a capire che la depressione post partum non è un capriccio di una mamma che non vuole prendersi cura di suo figlio perché non ne ha voglia, ma che è una malattia devastante, che distrugge l’anima delle nuove mamme. Ho iniziato a capire che forse se ne poteva uscire.

Ora ripenso a quel periodo con molta rabbia. Adoro mio figlio, lo amo di più ogni giorno che passa. Sono gelosissima se rivolge il suo sguardo a qualcuno che non sono io, senza di lui non esisto e non sono. E un giorno spero anche di riuscirgli a dare un fratellino o una sorellina, sarebbe il mio desiderio più grande.